Il primo passo sbagliato, il primo pane bianco

Finalmente per la stragrande maggioranza degli italiani è ormai chiaro, il pane bianco non fa bene alla nostra salute, ora però dobbiamo collocare in quale momento storico tutto questo ha avuto inizio e soprattutto quali sono stati gli elementi sbagliati che hanno indotto a preferire un pane bianco anziché integrale, questo ci aiuterà a comprendere meglio perché preferire un pane integrale anziché il pane bianco.
Per tutto il durare dell’impero romano il pane ha avuto un crescente interesse da parte di tutta la popolazione, inizialmente il grano preferito era il farro piccolo, questo anche per la sua diffusione tra le campagne, mentre avena, segale e orzo venivano consumati prevalentemente dagli schiavi. Originariamente fra le case dei romani la farina non era consumata in forma di pane ma dì focacce non lievitate e di polta, un intruglio di farina di farro e fave o altri legumi, mentre per le famiglie più agiate questa poltiglia veniva accompagnata spesso con pezzi di carne.
Fu nell’ultima fase dell’impero romano che fu affinata le tecnica molitoria, in principio per ottenere la farina i chicchi di farro venivano abbrustoliti per eliminare la pula, parte legnosa che ricopre il chicco, successivamente i pistores, così si chiamavano i servi il cui compito era quello di macinare il grano, pestavano questi chicchi abbrustoliti mi grandi mortai di legno di castagno.
Il problema della pula non era di poco conto, nel V sec. a.C dalla Sicilia e dal nord Africa arrivarono grani privi di pula, questi da un canto portarono alla sostituzione del piccolo Farro nei campi, dall’altro portarono ad affinare l’arte della panificazione.
Grandi passi furono fatti grazie alla realizzazione dei primi mulini a rotazione idrica o anche a forza animale ed alla setacciatura.
Ho scritto le due parole “grandi passi”, attenzione, passi solo dal punto di vista tecnologico ma assolutamente no dal punto di vista nutrizionale.
Acquisita la nuova tecnologia per l’ottenimento di farine più bianche, le caste nobiliari non si attardarono a farne un uso privo di ogni sensata logica ed utilizzare questa nuova tecnica solo per evidenziare le differenze sociali.
Erano numerose le tipologie di pani realizzati tra le strade di Roma e del suo impero, la figura del panificatore acquisiva sempre più prestigio nella società romana, non si macinava più il grano in casa ma si portava in grandi panifici dove il panettiere faceva anche da mugnaio.
La pasta acida non era ancora presente come nell’antico Egitto, nell’antica Roma come agente lievitante veniva utilizzato il mosto d’uva.
Vi erano pani per ricchi e pani per poveri, per chi poteva permetterselo c’era il pane artolaganus, con miele, vino, latte, olio, pepe e canditi, mentre per le classi sociali economicamente più disagiate c’erano pani fatti con farine scure, farina di ghiande, fave e avena ma tra i due il pane maggiormente salutare era sicuramente il secondo, quello destinato alle classi più povere, si, perché mentre il nobile di turno si ostinava a nutrirsi con pani fatti di farine sempre più bianche stava perdendo gli acidi grassi essenziali omega 6 ed omega 3 presenti tra la crusca del grano ed altre farine come quelle di ghiande.
È il caso di dire, povero si ma sano e forte.
Il panettiere era una figura così importante nell’ambiente romano che l’impero elargiva addirittura delle somme di denaro per l’avviamento di nuovi forni.
Sempre più inarrestabile l’ascesa del pane tra le abitudini alimentari nell’antica Roma, come detto precedentemente il pane diviene pretesto per sottolineare le differenze sociali venendosi così a delineare tre tipologie di pane, il pane nero di farina setacciata rada che veniva consumato principalmente dai poveri, il pane bianco (panis secondarius) che era migliore del precedente, più bianco ma non finissimo e il pane bianco di lusso (panis candidus, mundus) fatto con farina finissima che veniva consumato principalmente dai ricchi.
Ecco qui svelato il momento storico in cui nasce questa stupida abitudine alimentare di nutrirsi di pane bianco, non era un esigenza né tantomeno una regola alimentare, era semplicemente un modo dei ceti sociali più agiati di differenziarsi dai ceti sociali più poveri.
E così, mentre il pane bianco prendeva ingannevolmente opinione positiva da parte del popolo, il pane nero, simbolo di povertà, veniva sempre più messo da parte e consumato solamente dalla povera gente.
Ora tutto quanto ci appare più chiaro, tra i diversi errori nella nostra storia se ne presenta uno nutrizionale e a completo scapito verso la nostra salute, nutrirsi di pane e prodotti ricavati con farina bianca è solo frutto di una profonda stupidità oltre che di una consistente ignoranza frutto solo di un banale oltre che noiosa congettura dove il bianco è bello mentre il nero è brutto, ma ahimè è totalmente l’opposto, è il pane nero, quello integrale che fa bene alla nostra salute viceversa quello bianco è assolutamente da scartare.
Mangiamo pane integrale, facciamoci il pane nero e possibilmente di antiche varietà di grano.

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