Cosa è il pane

Il cibo che ha sviluppato la nostra intelligenza

La ruota, il fuoco, l’acqua, nulla di tutto questo, l’invenzione più grande è il pane, fonte della nostra intelligenza.
Facciamo un balzo all’indietro di circa 12 mila anni per capire quanto il pane sia stato in realtà il focolaio della nostra mente.
Prima semplici raccoglitori, poi gradatamente cacciatori, all’alba della nostra intelligenza non riuscivamo a comprendere bene come sterminati branchi di erbivori riuscissero a proliferare con estrema facilità il mondo a noi conosciuto mentre la nostra prole aveva difficoltà ad arrivare addirittura a fine giornata.
Per imitazione iniziammo a seguire gli erbivori nella loro alimentazione, nutrendoci anche noi di bacche e steli d’erba ma capimmo solo di non essere capaci a digerire questa massa enorme di vegetali.
Un ruminante si porta dietro l’abomaso per digerire tutta quell’erba ingerita ogni giorno ma noi avevamo in mente di conquistare il pianeta e per farlo ci serviva un cervello più complesso non un altro stomaco per impastare vegetali.
Fra semi e chicchi di ogni genere si iniziava a raccogliere quelli giusti, restava il problema di come mangiarli, una cosa era certa, il chicco di grano così com’era noi umani non eravamo in grado dì digerirlo, quindi tra denti rotti e successivamente delle poltiglie di semplice acqua e farina emerge un fattore predominante, per avere più semi di grano c’era bisogno di cooperazione e cooperazione significava più individui che porta con se un solo grande risultato, possibilità di vivere più a lungo.
Per avere più grano c’era bisogno di più intelligenza non solo di braccia, bisognava capire come aumentare questa preziosa fonte di nutrimento in grado di sostenere i crescenti agglomerati di umani, tradotto in parole povere, c’era voglia di idee.
Da piccoli e striminziti gruppetti, il solo impasto di grano tritato e acqua era in grado di spingere inesorabilmente l’avanzare di raggruppamenti sempre più ampi, l’uomo stava iniziando sviluppare la pratica più importante della sua intera esistenza, l’agricoltura.
Il centro di questa pratica ha un solo obbiettivo, il pane.
Avanzando di grandi passi nella storia dell’umanità fino a 5000 anni fa arriviamo in una delle organizzazioni più complesse che questo mondo abbia mai conosciuto, gli egizi, lo stesso popolo in grado di erigere le costruzioni più imponenti al mondo, le piramidi, scoprì quella che ancora oggi è considerata all’unisono la tecnologia più ingegnosa nel mondo non solo dell’alimentazione ma
anche della cucina, da un elementare impasto di farina e acqua gli egizi trovarono per caso il modo di renderlo saporito e digeribile, scoprirono il pane.
Con il pane gli antichi egizi riuscirono a captare l’energia solare e trasformarlo in cibo, vitamine, sali minerali e amido sono ora disponibili sotto forma di gusto.
Tradotto in maniera semplicistica il pane è la prima forma industriosa di trasformazione di un vegetale in qualcosa di unicamente digeribile e nel contempo altamente nutrizionale.
Detto in questa maniera sembra che abbiamo inventato il pane solo per renderci commestibile il grano non avendo noi l’abomaso come gli erbivori, ma in realtà il pane ha altro significato ben più importante.
Dal passato ai giorni nostri, se volessimo interpretare quanto il pane sia un processo complesso sicuramente non avremmo uguali, stufati, arrosti, basse temperature in sottovuoto, pentole a pressione e persino azoto liquido non hanno che da temer se confrontati con il pane, oltre a fornire nutrimento, la pagnotta se ben fatta da quella sensazione piacevole di benessere sensoriale che si chiama gusto.
Ma in realtà perché è così difficile fare il pane, questa forma irregolare di cibo apparentemente semplice ha da sempre richiesto la collaborazione di più individui divisi su specifici settori altrettanto complessi, dall’agricoltore passando dal mugnaio finendo al panificatore, una forma di pane pretende l’insediamento complice di diversi umani che hanno come unico scopo di dare benessere nutrizionale e sensoriale e se questi due obbiettivi non vengono ben osservati il pane viene da se che non verrà più mangiato e questo a scapito non solo della nostra salute ma anche della nostra intelligenza.
Il pane ha da essere limpida socialità tra tutte le parti, agricoltore, mugnaio, panificatore ed infine consumatore, se questo viene meno avremo non solo meno pane ma anche meno intelligenza.

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