Come fatti in casa con la giusta ricetta

Dal dolore al valore del mio grano antico

La buona abitudine di fare colazione

Passando tra le vetrine di alcune pasticcerie e panifici leggo: “come fatti in casa”!
La prima domanda che mi faccio è: “ma la casa di chi”?
Sembra quasi che la pasticceria o il panificio in questione voglia prendermi per la gola con richiami nostalgici alle tradizioni dove delle sagge nonne sono lì riunite a riprodurre a distanza di 80 anni, le antiche ricette di una volta.
Partiamo da un punto, quando si può definire una ricetta di casa?
Le tradizioni ed i costumi dei nostri territori mi vengono subito in aiuto, una ricetta si può chiamare tale solo quando questa è conosciuta da tutti, condivisa.
Già dal primo libro di ricette ad oggi conosciuto in occidente, Liber de coquina, è molto chiaro, le ricette sono il primo linguaggio comune delle società, i saperi delle tradizioni culinarie dei nostri territori sono pratiche costruite nel tempo e condivise da tutti ed uguale discorso per le materie prime adoperate, devono appartenere ad un linguaggio domestico soprattutto oggi che siamo consumatori attenti ed affamati di conoscenza, scoprire il nome dei grani è di fondamentale importanza in particolar modo quando vogliamo fare le differenze tra grani irradiati di raggi X o grani selezionati dai contadini inseguendo solo i sani ritmi della natura.
Ma perché irradiare la pianta del grano di raggi X?
La risposta è di una semplicità spiazzante da entrare in poco tempo nella consapevolezza di tutti.
Dal 1960 si è letteralmente cominciati a bombardare di raggi X il grano con lo scopo di ottenere una taglia più piccola, capace di sopportare concimazioni abbondanti di azoto, fosforo e potassio, (tutto questo naturalmente a solo beneficio economico di aziende produttrici di questi composti creati artificialmente) ed adattare il grano a latitudini che in teoria non riuscirebbero mai a vivere, in luoghi molto umidi, anche per questo nasce poi la necessità di somministrare il glifosfato.
Ottenuto un grano di taglia notevolmente più basso rispetto ad un grano antico trovano libero sfogo le erbe infestanti, avendo più luce naturalmente crescono, cosa porta tutto questo? La necessità di utilizzare altri erbicidi per non far crescere le male erbe! Vedete, un cane che si morde la coda, un grano antico, alto di sua natura, non permette la crescita di erbe infestanti e si va invece a creare un grano nano che necessita di somministrazioni ulteriori di erbicidi! Capite che logica assurda?!
Di risposta a tutto ciò abituiamo il nostro linguaggio ad evitare gli artificiali grani irradiati di raggi X ed impariamo i nomi dei naturali grani antichi chiamandoli anche grani autoctoni.
Iniziamo con l’Andriolo, il Frassineto, Risciola, grani duri come Ruscìa, il Saragolla, Timilia, Perciasacchi, Taganrog, questi sono alcuni dei grani autoctoni presenti nelle nostre campagne.
Andiamo dai nostri panettieri, pizzaioli e pasticceri, parliamo di campagne, di natura e di grani, vogliamo mangiare questi grani, vogliamo chiamarli per nome, vogliamo prenderne familiarità.

Ricetta dei Piparelli

300 gr di Perciasacchi
50 gr di Timilia
50 gr di cacao amaro
200 gr zucchero
40 gr burro
250 gr mandorle intere
Un cucchiaino di bicarbonato
½ bacca di vaniglia
Un bicchiere con latte
1/2 bicchiere di Malvasia
70 gr miele
1 arancia

Ricetta colazione fatta in casaGrattate l’arancia senza levare via la parte bianca, aggiungete a questo il burro ed il miele ed iniziate ad impastare con le punta delle dita.
Unite ora la farine, il cacao amaro, 1/2 bacca di vaniglia, le mandorle, lo zucchero ed il bicarbonato. Impastate bene con le mani e fate una palla dal colore e consistenza omogenea.
Aggiungete ora il bicchiere di latte ed il 1/2 bicchiere di Malvasia, impastate per fare assorbire.
Appena l’impasto sarà sodo, dividete in 3 panetti, stendete con il mattarello, mettete le mandorle e spennellate con le dita di miele.
Fate di nuovo i panetti. Accendete il forno a 180 C, metteteli in forno per 40 minuti.
Tagliateli a 2 cm circa e rimettete in forno per altri 25 minuti a 160 C, fateli asciugare senza esagerare.

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